La Valle del Soave: tradizione e sostenibilità premiate dal progetto GIAHS della FAO

Si conclude così un percorso arduo e durato più di tre anni: anche il Consorzio della Valle del Soave è ufficialmente entrato a far parte del progetto GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems) della FAO. Con il termine GIAHS sono denominati quegli specifici sistemi di utilizzo del suolo che vanno a creare paesaggi straordinari e ricchi di biodiversità, sviluppati grazie al co-adattamento della comunità locale con l’ambiente che la circonda. Tali sistemi sono stati identificati dalla FAO come siti di rilevanza mondiale per lo sviluppo sostenibile e per la continuazione di pratiche culturali e agricole ormai cadute in disuso, ma fondamentali proprio per il mantenimento del delicato equilibrio fra l’uomo e la terra. In particolare, nel sito della Valle del Soave, la FAO ha riconosciuto come elementi distintivi – e quindi da tutelare – la pergola veronese, i muretti a secco e terrazzamenti e, tra gli altri, anche la cooperativa della Valle composta dai tremila viticoltori che quotidianamente portano avanti queste importantissime tradizioni.

A raccontarci il percorso di riconoscimento del Consorzio Tutela Vino Soave è stata Chiara Mattiello, rappresentante per il progetto GIAHS della Valle del Soave, e Clelia Puzzo, responsabile del segretariato GIAHS presso la FAO, durante una tavola rotonda intitolata “Il riconoscimento dei sistemi agricoli tradizionali: il programma GIAHS della FAO” tenutasi proprio alla Civica Scuola Altiero Spinelli. All’incontro hanno partecipato inoltre Paola Chessa Pietrobon (Direttore CiBi), Flavio Merlo (CiBi), la presidentessa della Fondazione Milano, Marilena Adamo e la direttrice della Scuola, Fabrizia Parini.

Oltre alla tutela di questi siti e delle loro tradizioni, il progetto riprende anche l’obiettivo principale della FAO: sconfiggere la fame nel mondo, sfruttando la conservazione dinamica del territorio e puntando ad un’agricoltura sostenibile, adattabile e compatibile col territorio attraverso le tecniche sviluppate nel corso dei secoli dalle comunità autoctone.

Nel mondo esistono più di cinquanta siti riconosciuti (la maggior parte si trova in Asia e in particolare in Cina, dove si trovano ad esempio le terrazze di riso di Hani). Oltre alla Valle del Soave, l’Italia vanta di un altro sito GIAHS: gli uliveti tra Assisi e Spoleto. Questi luoghi sono attualmente a rischio a causa del rapido cambiamento climatico. L’attuale modello produttivo, inoltre, essendo concentrato sull’industrializzazione (spesso scriteriata) e non sullo sviluppo sostenibile, provoca un allontanamento dei giovani dalla pratica di queste tecniche tradizionali e dall’agricoltura in generale. Purtroppo invece sono proprio queste tradizioni e tecniche a mantenere in vita i siti GIAHS, in quanto si adattano alle specificità del suolo.

Attraverso il riconoscimento da parte della FAO e l’applicazione del marchio GIAHS ai  prodotti locali, i siti guadagnano automaticamente grande visibilità, maggiori occasioni di sviluppo del turismo e potenziali finanziamenti. Questi territori sono dei veri e propri paesaggi-musei: fruibili, visitabili e – perché no – esportabili.

Benedetta Boldo, Silvia Bortolotto, Eleonora Laura Bruno, Chiara Cagnan, Irene Cassanmagnago, Dominique Crippa, Federica Dileo, Margherita Ferrera, Letizia Pilotti