Un altro film

Succede così spesso da essere ormai diventato un luogo comune. Si va al cinema con gli amici e all’uscita, parlando del film, ci si accorge che ognuno ne ha visto uno diverso, tanto che qualche volta non coincidono nemmeno i nomi dei protagonisti.

La stessa cosa non dovrebbe succedere, però, quando si tratta di numero di elettori, di voti, di seggi. Soprattutto quando si parla di elezioni relative a sistemi politici bipolari, dove se dopo 8 anni un partito prende più seggi vince e se un altro ne prende meno perde.

Eppure non è così. Sono andato a dormire con notizie su milioni di elettori americani che erano tornati a votare e con le prime proiezioni che davano i democratici in vantaggio alla Camera. Al risveglio leggo sui maggiori quotidiani online e ascolto dalle rassegne stampa nostrane che il predominio di Trump è stato forse sfiorato «ma l’onda blu democratica non c’è stata», perché si è trattato al massimo di un’increspatura priva di effetti.

Avendo seguito, seppure a distanza, le campagne di alcune candidate democratiche, i conti non mi tornavano. Quindi con coraggio e avventatezza, perché si tratta di un’operazione talmente rischiosa che nessuno degli esimi commentatori di casa nostra sembra averla tentata, ho digitato sul mio browser l’indirizzo web del New York Times. E sono andato a leggerne titoli, eccoli:

Unusually High Turnout Illustrates Intensity of Trump Backlash – The Days of One-Party Control Are Over – The House Democrats’ agenda will include ethics laws, infrastructure and health care – Women Lead Parade of Victories for Democrats.

Così ho capito. Abbiamo visto lo stesso film, ma io mi sono sforzato di seguirlo in lingua originale.